One Year In Ventimiglia

Di Ilaria Blangetti/seedspictures

Fermare una folle corsa ad una tappa dall'arrivo è come gettare al vento mesi di fatiche e speranze. Negli occhi dei migranti bloccati a Ventimiglia, città ligure a pochi chilometri dalla Francia, il messaggio è chiaro: "Il peggio l'abbiamo passato". E così sembra impossibile impedirgli di compiere un ultimo passo verso il sogno di ricominciare, o forse di cominciare per davvero. 

Adulti e minori sono rimasti accampati lungo le rive della Roya per mesi, spesso senza acqua corrente e servizi - foto Luca Prestia/seedspictures

Anche se con la frontiera chiusa, i treni controllati e lo spauracchio di essere rispediti nel Sud Italia, l'unica via per raggiungere la terra promessa è l'autostrada che collega la Liguria a Nizza o il tristemente noto "passo della morte". Avventurarsi su quel sentiero è come proiettarsi in un mondo che sembra impossibile tra gli sfarzi della Costa Azzurra, il blu del mare e il profumo di rosmarino. Superando Ventimiglia, si sale tra i tornanti verso Grimaldi Superiore, panoramica frazione dalle stradine strette e le casette a picco sul mare. Da qui si raggiunge il cosiddetto "passo della morte" che collega l'Italia a Menton, in Francia, attraversando la macchia mediterranea tra rocce bianche e casette abbandonate con scritte in arabo sui muri, costeggiando l'autostrada fino allo scintillare delle luci della Costa Azzurra. Ed è proprio qui che, superata la rete che segna il confine, si può incontrare la morte, abbandonandosi ai bagliori di un sogno, infatti, si rischia di precipitare nel vuoto.

Molti di coloro che hanno cercato di attraversare il confine negli ultimi mesi sono partiti dalla chiesa delle Gianchette, a Ventimiglia, trasformata in centro d'accoglienza dalla Caritas e da don Rito Alvarez, padre colombiano fuggito ai narcos. "Non ho agito da prete, ma solo da persona - racconta don Rito -: se sei sensibile verso gli altri non puoi accettare certe cose". Dopo aver accolto centinaia di persone per oltre un anno, l'oratorio-rifugio è stato chiuso e le famiglie e i minori ospitati sono stati ricollocati al Parco Roja, il centro Caritas operativo già con i maggiorenni da oltre 12 mesi, lontano dal centro storico e forse dagli occhi. Almeno nelle illusioni. Vivere Ventimiglia oggi, nelle sue contraddizioni, tra la convivenza forzata tra abitanti e migranti, tra le persone venute qua da ogni parte del mondo per aiutare, in modo silenzioso, le vittime di un drammatico processo storico, tra gli inevitabili disagi e le storie di morte e speranza, si abbraccia un mondo, difficile ma capace di tutto. Anche di mettere a rischio un'attività, anni di sacrifici, per portare avanti ciò in cui si crede. Come nel caso di Delia Buonuomo, titolare del bar Hobbit a pochi passi dalla stazione, oggi frequentato quasi esclusivamente da migranti ai quali permettere di caricare i cellulari e di stare qualche ora in un luogo accogliente. Diminuiti gli sbarchi, nelle ultime settimane sono scesi anche gli arrivi a Ventimiglia, ma nessuno riesce a prevedere cosa succederà. E quella che ancora viene chiamata emergenza continua ormai da anni.

La rete metallica che segna il confine tra Italia e Francia, lungo il "passo della morte", un sentiero di montagna difficile da percorrere e molto pericoloso a causa di alcuni passaggi esposti 

Campo Roja

Un video reportage girato all'interno della struttura gestita dalla Croce Rossa Italiana che ospita, non senza problemi, i migranti che arrivano a Ventimiglia con l'intenzione di passare la frontiera. Video e montaggio Francesco Doglio/seedspictures

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